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IL MIO APPROCCIO CON L’IPERTENSIONE ARTERIOSA

sonia No Comments

UNA VISIONE D’INSIEME SECONDO LA MEDICINA E LA NUTRIZIONE FUNZIONALE

La medicina e la nutrizione funzionale a differenza della medicina convenzionale si preoccupa di indagare sulla causa di una patologia andando alla radice più che alleviare i sintomi che è invece l’obiettivo della medicina tradizionale che con l’uso di farmaci agisce sul sintomo. La medicina funzionale non si mette in conflitto con la tradizionale ma possono agire in sinergia per una ottimizzazione dello stato di benessere del paziente a 360°

Valori ideali di pressione arteriosa sono sotto 120 mm/Hg di sistolica e 80 mm/Hg di diastolica. Tra 120-129 mm/Hg di sistolica e 80-84 mm/Hg di diastolica sono valori ancora normali, valori tra 130-139 mm/Hg e 85-89mm/Hg vanno tenuti d’occhio perché facilmente potrebbero salire oltre i 140 mm/Hg. Se ho valori sotto a 140 mm/Hg è importante la modifica degli stili di vita. L’ipertensione arteriosa va trattata secondo le linee guida quando i valori sono maggiori di 140 mm/Hg la si sistolica e 90 mm/Hg la diastolica per ridurre il rischio di eventi cardiovascolari. E’ una patologia diffusissima che aumenta il rischio di eventi cardiovascolari come infarti, stroke emorragico, stroke ischemico ed il più importante fattore di rischio cardiovascolare globale associato all’età, sesso, fumo colesterolo e diabete.

Quando ho una persona che viene da me magra anche a livello di circonferenza vita e riferisce di avere la pressione alta o medio alta, con molta probabilità avrà un sistema nervoso simpatico autonomo in ipertono (è quel sistema nervoso che produce sostanze eccitatorie come le catecolammine) . In questo tipo di paziente andrò a confermare che ci sia un eccesso di insulina. Quest’ultima è un ormone che passa la barriera emato-encefalica andando direttamente sui nuclei del tronco encefalico del sistema nervoso simpatico facendo produrre le sostanze eccitatorie, le catecolammine. Queste vanno in circolo a legarsi ai recettori adrenergici a livello muscolare, provocando vasocostrizione con aumento della pressione arteriosa e liberazione di acidi grassi in circolo. L’insulina a sua volta in questa situazione non riesce ad agire a livello muscolare instaurando una insulino resistenza e iperinsulinemia. Inoltre a livello epatico le catecolammine causano liberazione di glucosio portando ad una ulteriore produzione di insulina. Questo scenario causa:

  • aggravamento della stessa iper insulinemia
  • aggravamento della insulino resistenza
  • iper glicemia poiche il glucosio non riesce ad entrare nelle cellule. Alla lunga si potrebbe manifestare a diabete.

L’iperinsulinemia contribuisce all’ipertensione arteriosa in quanto l’insulina essnedo un ormone anabolizzante e un mitogeno, a livello della muscolatura liscia dei vasi provoca un ispessimento del calibro ed il lume e cosi facendo aumenta le resistenze periferiche.

NEL PAZIENTE MAGRO APPARENTEMENTE IN FORMA MA CON IPERTENSIONE CHE NON ASSUME FARMACI ANTIPERTENSIVI andrò a:

  1. bilanciare i pasti a livello glicemico per fare in modo di controllare la risposta glicemica ed insulinemica
  2. riduzione del sodio fino ad arrivare a 5 gr. di sale
  3. sedare il sistema nervoso simpatico (che essendo in ipertono produce già da sè un eccesso di catecolammine eccitatorie). Personalmente consiglio a questo scopo: la psicologa e psicoterapeuta esperta in tecniche di rilassamento, esercizi di respirazione e training autogeno per il controllo della respirazione ed eventualmente di stati di ansia. Sarà il professionista che deciderà insieme al paziente quale delle tecniche insegnare per rallentare l’ipertono simpatico (con riduzione delle catecolammine eccitatorie) e aiutare così nel controllo della pressione; alimenti sedanti il sistema simpatico. Questi sono ad esempio: patate, carboidrati, pesto, latticini Il calcio contenuto nei latticini blocca l’enzima ACE il quale porta al riassorbimento di sodio e di acqua a livello renale. Ovviamente andrò a ridurre le sostanze che stimolano la produzione di catecolammine come tè, caffè, pesce in quanto lo iodio è un eccitante. Aiuta a normalizzare la pressione arteriosa anche l’aumento di potassio, magnesio e calcio sia come alimenti che con integrazione. Il potassio entrerà nella cellula e il sodio uscirà e porterà con se sé anche acqua abbassando di fatto la pressione arteriosa. Il magnesio è un decontratturante e aiuta a rilassare. Il calcio come abbiamo già detto inibisce l’enzima ACE a livello renale riducendo la pressione arteriosa.

PAZIENTE MAGRO APPEARENTEMENTE IN FORMA CON IPERTENSIONE MA CHE ASSUME FARMACI ANTIPERTENSIVI

In questo caso in presenza di farmaci che agiscono a livello renale sul sistema renina-angiotensina-aldosterone occorre stare attenti al livello di potassio nel sangue perché questi farmaci favoriscono l’eliminazione di sodio e di acqua con l’obiettivo di abbassare la pressione ma fanno trattenere potassio. Per questo motivo dovrò stare attenta a non eccedere in potassio. Per il resto riamane valido l’approccio menzionato sopra.

PAZIENTE EVIDENTEMENTE IN SOVRAPPESO O OBESO

in questo tipo di soggetto mi aspetto oltre a un ipertono del sistema nervoso simpatico con aumento delle catecolammine eccitatorie anche un interessamento del surrene e quindi una ipercortisolemia. Qui è importante non iper stimolare il surrene con troppa carne rossa, insaccati e formaggi stagionati. E’ importante la stimolazione del fegato di detossificazione ormonale per esempio facendo uso anche anche di soffritti di verdura.

In ogni caso resta importante l’utilizzo della dieta mediterranea con i dovuti aggiustamenti in caso di uso di farmaci o di diuretici risparmiatori o no di potassio. Infatti se il paziente prende diuretici per ridurre la pressione arteriosa occorre sapere se questi siano risparmiatori o eliminatori di potassio. Per i primi non è indicato esagerare con l’assunzione di potassio, mentre per i secondi potremmo consigliare e pianificare alimenti che ne sono ricchi. Un esempio di diuretico eliminatore di potassio è il furosemide il cosiddetto Lasix E’ sempre importante collaborare con il medico in ogni situazione. Anche nel caso in cui il paziente obeso o sovrappeso può clinicamente optare per una dieta chetogenica sara importante che il medico venga interpellato per valutare eventualmente la sospensione del diuretico. I chetoni prodotti dalla dieta chetogenica infatti portano via il potassio attraverso le urine amplificando l’azione di eliminazione del potassio già esplicata dal diuretico.

In tutti i casi chiedo al medico del paziente di poter valutare la vitamina D. Questa è benefica oltre che per le ossa (che è la minima parte della sua attività) per il cuore, per il sistema immunitario e regola l’espressione di oltre 200 geni. vi sono diversi studi scientifici che suggeriscono che essa regoli il mantenimento della pressione arteriosa agendo sulla inibizione della espressione genica della Renina, enzima coinvolto nella ipertensione. Se il paziente ne è carente sotto a 20 ng/ml, o comunque anche se avesse sufficienti livelli 30 ng/ml andrò a reintegrare in quanto a 30 seppur considerato un apporto sufficiente, verrà consumato tutto per il mantenimento delle ossa. per coprire anche le altre funzioni sara necessario arrivare almeno a 50 ng/ml

Il nutrizionista può fare molto in caso di ipertensione arteriosa collaborando anche con altri professionisti cardiologo, medico di famiglia, psicoterapeuta. La sua azione non si limita alla sola riduzione di sale che seppur importante è una minima parte di ciò che il nutrizionista può fare.

Spero di avervi dato degli spunti di riflessione

Al prossimo articolo

Dr.ssa Sonia Trebaldi

MELONE E FETA AROMATIZZATO ALLA MENTA … NON LE SOLITE INSALATE TRISTI

sonia No Comments


Melone e feta aromatizzato alla menta: il melone è altamente idratante per l’alto contenuto di acqua, ma ristabilizzante del rapporto tra acqua intra ed extracellulare per l’elevato contenuto di potassio. Per questo motivo è indicato per chi soffre di ipertensione arteriosa. Molto indicato anche per chi soffre di cellulite in quanto oltre ad essere diuretico è molto ricco di vitamina C utile alla manutenzione del collagene, la proteina più abbondante del nostro corpo che ha la funzione di tenere uniti i tessuti muscolare ed adiposo. Oltre a questo, nell’abbinamento melone e feta aromatizzato alla menta, per quanto riguarda la vitamina C i larn i livelli di assunzione raccomandata stabiliscono che il fabbisogno per l’adulto è di 105 mg per l’uomo e 85 mg per la donna. In 100 gr di melone sono presenti 36,7 mg di vitamina c e 200 gr arrivano quasi al fabbisogno giornaliero della donna. Questo controbilancerebbe l’assenza di vitamina c nella feta. Altro bilanciamento derivante dall’accoppiata della ricetta melone e feta aromatizzato  alla menta riguarda la vit B12, la cobalammina che assente nel melone, ma presente nella feta e in 100 gr. sono presenti di 1,7 microgrammi di vit B12. Se guardiamo il livello di assunzione raccomandato di B12 che nell’adulto è di 2,4 microgrammi, basta poco per raggiungere il nostro livello raccomandato, mentre copriamo perfettamente il fabbisogno raccomandato per i bambini che va da 0.9 a 2,4 microgrammi a seconda delle fasce di età. E se pensiamo al calcio sommando quello presente nel melone e quello presente nella feta arriviamo a mezzo grammo quindi a circa la metà del fabbisogno giornaliero degli adulti e dei bambini presente soprattutto nella feta.

Qualche accenno alla feta di questa ricetta melone e feta aromatizzato alla menta 

la feta è fatta con il  latte di capra contiene più grassi di quanti contenuti nel latte vaccino e per questo ha un tenore calorico più elevato: il latte di capra contiene 69 calorie per 100 grammi, mentre la stessa quantità di latte vaccino ne contiene 64 (se intero), 40 (parzialmente scremato) o 34 (scremato). Nonostante quanto appena affermato, il latte di capra è più digeribile del latte di mucca. Tale elevata digeribilità è dovuta al tipo di grassi ricco di molecole lipidiche da un peso molecolare ridotto: le molecole di grasso del latte di capra sono più piccole e più “aggredibili”dalle nostre lipasi, cioè gli enzimi che digeriscono i grassi. In più, il latte di capra contiene una maggior quantità di acidi grassi a corta e media catena rispetto al latte vaccino: tale molecole non hanno bisogno di una predigestione quindi sono assorbite direttamente a livello dell’intestino e inviate al fegato. Ecco perché il latte di capra è più digeribile del latte vaccino anche essendo più grasso. Altra cosa importante è che il latte di capra contiene una percentuale inferiore di caseina di tipo alfa S-1, la proteina che oltre a causare dipendenza in genere aggrava i sintomi di un’intolleranza a livello intestinale.

Per chiarezza: chi è intollerante al lattosio non dovrebbe consumare ne’ latte di capra, ne’ latte vaccino ma chi ha solo una difficoltà nel digerire il latte di mucca, potrebbe valutare il latte di capra come valida alternativa.

Insomma se non digerite il latte vaccino e/o avete delle infiammazioni intestinali sappiate che questa ricetta melone e feta aromatizzato fa per  voi per la bassa presenza di caseina infiammatori nel latte di capra rispetto al latte vaccino e per la presenza di grassi che non hanno bisogno di sottoporsi al processo digestivo attraversando direttamente l’intestino.

Mettete una bella manciata di semi di sesamo per un apporto ancora maggiore di minerali e di bontà!!!!

Buona estate a tutti

Dr.ssa Sonia Trebaldi

COLESTEROLO: DAVVERO DA DEMONIZZARE?

sonia No Comments

Statine e integrazione di vitamina D

Statine per Abbassare il Colesterolo

Oggi si fa spesso una guerra spietata al colesterolo, con diete ipo lipidiche e ipocaloriche, che attraverso la pubblicità fanno guerra al colesterolo, ma davvero è giustificato questo tutto questo terrore nei confronti di questa molecola? in realtà il colesterolo è una molecola essenziale per la vita: andiamo a vedere le sue straordinarie funzioni.

LE FUNZIONI DEL COLESTEROLO

  • produzione di ormoni steroidei e sessuali. Il colesterolo serve da precursore per formare questi importantissimi ormoni. Va da se che nel caso in cui si prendano le statine i livelli di questi ormoni andrebbero controllati.
  • Bile. La bile, succo digestivo prodotto dal fegato, serve per digerire i grassi. E’ composto per l’80% da acidi biliare, per circa il 15% da lecitina e fosfolipidi che mantengono in soluzione il 4% del colesterolo e acqua.
  • Mantenimento delle membrane cellulari. E’ il cementante di tutte le nostre membrane cellulari e mantiene la struttura ben salda ma allo stesso tempo flessibile.
  • Guaine mieliniche. Esso rientra nella composizione delle guaine mieliniche che rappresentano il rivestimento delle nostre cellule nervose importante per la trasmissione dell’impulso nervoso.
  • sintesi di vitamina D. I raggi solari quando colpiscono la nostra pelle, attivano il colesterolo che sta scorrendo lungo i nostri capillari in pro vitamina D che poi si attiverà attraverso fegato e rene.

Nella terapia cronica con le statine che hanno lo scopo di bloccare l’enzima del fegato che produce colesterolo, queste funzioni sono compromesse e nel caso della vitamina D anche se ci si espone al sole la produzione di vitamina D non avverrà se non in modo insufficiente. Per questo fatto sarà molto importante per chi assume statine assumere anche la vitamina D. Inoltre è importantissimo ricordare che le statine bloccano la produzione del colesterolo epatico bloccando l’enzima che lo produce HMG-CoA reduttasi. Questo enzima normalmente da una molecola di Aceti coA porterebbe alla produzione di colesterolo e di Coenzima Q10. Quest’ultimo ha un’azione importante a livello dei mitocondri: è responsabile del trasporto attivo degli elettroni per la produzione di energia detta ATP a livello muscolare. Proprio per questo molti attribuiscono i dolori muscolari all’utilizza di statine. In realtà a dare problemi muscolari è la carenza di vitamina D che in presenza di statine non viene prodotta se non in modo insufficiente in quanto per produrla occorrerebbe la presenza di colesterolo che viene prodotto per la maggior parte a livello epatico (80%). In effetti a livello muscolare la vitamina D stimola la sintesi delle proteine e la contrazione del muscolo. Assolutamente importante in questi pazienti anche se non hanno dolori muscolari integrare la vitamina D e arrivare a livello ematico almeno di 50 microgammi considerando che 30 servono solo al mantenimento osseo. In questo scenario la vitamina D aiuta anche a regolare la pressione arteriosa agendo sui sistemi di regolazione a livello renale e questo non guasta nel senso che spesso chi fa uso di farmaci per il colesterolo di solito ha anche il problema dell’ipertensione arteriosa.

Quindi il colesterolo non è assolutamente da disprezzare in quanto ha molte funzioni importanti. Inoltre il colesterolo alimentare cioè quello che assumiamo con l’alimentazione contribuisce per il 20% mentre il restante viene prodotto a livello epatico. Ma cos’è che lo fa produrre in eccesso? Quali sono i segnali che fanno azionare l’enzima HMG-CoA reduttasi per la produzione del colesterolo?

  • la presenza di zuccheri, in quanto stimolano la produzione dell’ormone insulina. L’ormone insulina e la presenza di zuccheri insieme, rappresentano uno stimolo all’attivazione dell’enzima che porterà alla produzione del colesterolo. Quindi più che i grassi in sé a stimolare l’enzima per la produzione di colesterolo sono i carboidrati e gli zuccheri semplici insieme a troppo fruttosio
  • l’eccesso di calorie, in quanto rappresenta un segnale per l’enzima a produrre colesterolo e stoccarlo anche come energia. Ad aggravare questo effetto è che l’eccesso calorico spesso è rappresentato da troppi zuccheri e carboidrati.

E’ un concetto che va in controtendenza in una società in cui mass media ed operatori sanitari compresi molti medici fanno guerra ai grassi in particolar modo al colesterolo senza tener conto dell’influenza dei carboidrati, degli zuccheri semplici e del fruttosio

Dr.ssa Sonia Trebaldi

DIFENDIAMO LA SALUTE DEI BAMBINI: ATTENZIONE AGLI ZUCCHERI E AGLI INGREDIENTI NASCOSTI

sonia No Comments

DIFENDIAMO LA SALUTE DEI BAMBINI

Questo argomento mi sta molto a cuore e purtroppo il mio cuore a volte piange perché spesso vedo mamme e nonne incuranti che “comprano” il bene dei bambini dando loro merendine e prodotti confezionati di tutti i tipi. Ricordate, quando diamo da mangiare ai nostri figli o ai nostri nipoti abbiamo la loro salute nelle nostri mani e siamo responsabili delle loro piccole vite. Possiamo avvelenarli lentamente giorno dopo giorno, dopo giorno, oppure renderli sani e forti. A noi la scelta. Il gusto per i cibi si influenza nei primi 18 mesi di vita. Successivamente tutto ciò che non è stato registrato dallo svezzamento in poi viene rifiutato dal bambino che non vuole lasciare le sue certezze. Ad esempio se il bimbo non ha mai conosciuto nei primi 18 mesi il sapore dei vegetali con la loro componente moderatamente amara per la presenza di polifenoli e altre sostanze antiossidanti tenderà a respingerli con forza. Se non si tenta di modificare questo meccanismo il comportamento di diffidenza del bambino nei confronti della verdura sarà sempre più netto e sempre più difficile sarà per lui sperimentare nuovi alimenti. Ad un certo punto della sua vita sara alla stregua della pubblicità e delle mode alimentari. Ciò che i genitori dovrebbero fare è di insegnare ai propri figli ad amare il cibo sano, quello dai sapori semplici, quello dai sapori veri. L’industria alimentare con i suoi marchi quotati in borsa certo non bada alla salute di nessuno se nonché al loro profitto. Sborsano fior fior di soldi per pagare specialisti del marketing e chimici d’eccellenza per ricercare tecniche di seduzioni mentali e combinazioni aromatiche che catturano i sensi di chi mangerà quel prodotto, creando una vera dipendenza.

Cosa utilizza l’industria per creare dipendenza nel palato dei bambini e non solo?

Grassi, zuccheri e sale. In realtà questa combinazione viene usta anche per coprire gli ingredienti scarsa qualità. Biologicamente siamo portati a ricercare alimenti ad alta densità calorica. Inoltre ci sono diversi studi che ci dicono che quando assumiamo zuccheri viene stimolata una zona del cervello deputata alla “ricompensa” con conseguente rilascio di dopamina, endorfine quindi di oppioidi endogeni. Questi a loro volta spingono a ricercare alimenti ad alta palatabilità come quelli ad alto contenuto di gassi, zuccheri e sale mettendo in atto un vero circolo vizioso. Questo è ciò che succede ai bambini ma anche agli adulti. Ma andiamo oltre, fino a 2 anni è bene che non si assumano zuccheri. Nonne che mettete il ciuccio dei bambini nel miele, o che zuccherate la camomilla, non va bene! Per i bambini dai 3 ai 6 anni gli zuccheri non devono superare il 5% delle calorie totali giornaliere; dai 6 anni il limite consentito di zucchero è di 25 gr. Cercate di tenere presente questo limite quando date i vostri bambini estathé magari ripetutamente durante la giornata perché un solo solo estathè arriva quasi alla metà del limite giornaliero di zucchero del bimbo.

Se poi aggiungiamo allo spuntino del bambino ad esempio una barretta kit kat che contiene 27 gr di zucchero capiamo bene dove siamo andatia inire. Senza contare quanti altri zuccheri verranno assunti con i cereali per la colazione e con i vai yogurt alla frutta zuccheratissimi.

Quali sono le conseguenze di tutto questo?

L’assunzione di cibi spazzatura con calorie vuote senza nutrienti ma carichi di zucchero oltre che di ingredienti come conservanti e altre forme di zucchero come lo sciroppo del glucosio fruttosio messo tra l’altro in molte bibite gassate, porta a steatosi epatico (fegato grasso) e a disbiosi intestinale con alterazione della flora batterica. Tutto ciò ha come conseguenza predisposizione a obesità e patologie varie come diabete, ipertensione, patologie cardiovascolari e vari tipi di tumore. Richiamo l’attenzione di nonni e genitori per cercare di ridurre la quota di cibi e bevande spazzatura perchè un bambino sano sara un adulto sano. Dipende da noi.

Aumentare le nostre difese immunitarie

sonia No Comments

 Lo stress è in prima battuta insieme ad altri fattori che ci rende più deboli. Tale situazione ripetuta costantemente per diverso tempo, causa la una produzione di cortisolo oltre il limite e cronicamente. Questo ormone può quindi causare infiammazioni e indebolirci. La gran parte delle nostre difese immunitarie si trovano nell’intestino e l’indebolimento ne causa la conseguente distruzione della flora batterica e il sorgere di disturbi della salute. Per riequilibrare la regolare attività dell’intestino si possono assumere alimenti ricchi di fibre prebiotiche come verdure a foglia verde e alimenti fermentati come yogurt, kefir e crauti. Cereali come orzo, avena e farro servono inoltre a potenziare l’effetto delle cellule immunitarie. Mirtilli, lamponi e grano saraceno aumentano la nostra risposta immunitaria. Il limone è importante per il suo apporto di vitamina C mentre una integrazione di vitamina D è fondamentale per sostenere proprio le difese immunitarie rafforzando anche l’apparato respiratorio da agenti esterni. La vitamina D in particolare risulta carente nella maggior parte delle persone. Va valutato il livello nel sangue poi dobbiamo tenere conto che 30 ng nel sangue servono solo per il mantenimento dell’osso e poi non ne rimane abbastanza per tutta la protezione che essa offre a livello immunitario. In effetti la vitamina D ha recettori ubiquitari dal cervello ai macrofagi, ai linfociti partecipando sia alla risposta immunitaria adattativa che acquisita. Una integrazione di 2000 U.I risulta totalmente sicura. importante è anche l’assunzione di omega 3 attraverso noci e pesce azzurro almeno 32 volte a settimana. Il pesce azzurro essendo di piccola aggira il problema dell’accumulo di mercurio e metalli pesanti a differenza di grossi predatori. Gli omega 3 fanno parte della costituzione di tutte le nostre membrane cellulari (anche quelle intestinali), inoltre sono antiinfiammatori.

L’alimentazione come fattore fondamentale

E’ importante ritrovare un punto di equilibrio in un momento particolarmente stressante. L’alimentazione giusta è molto preziosa sia per il corpo che per la mente. La giusta alimentazione aiuta a ritrovare la serenità, agendo sull’attività del cervello e il rilascio degli ormoni. Chi è vittima di stress tende ad alimentarsi in modo scorretto e tale situazione va corretta il prima possibile ripristinando l’equilibrio intestinale poiché esso comunica con il cervello attraverso il nervo vago. Ma anche viceversa. Se l’intestino non è in equilibrio rimanderà questi messaggi al cervello attraverso il nervo vago. Alternare in tavola tanti tipi di alimenti, garantisce l’assunzione di nutrienti essenziali fondamentali per rinforzare le proprie difese immunitarie. Quando siamo stressati si attiva il nostro sistema simpatico che insieme al fattore “errata alimentazione” incide sull’abbassamento delle nostre difese immunitarie. Attraverso il giusto modo di alimentarsi, l’utilizzo di tecniche di respirazione e di gestione dello stress riattiveremo il nostro sistema nervoso parasampatico che che a differenza del sistema nervoso simpatico ci aiuterà a rilassarci. In questo modo aiuteremo anche il nostro sistema immunitario.

https://www.picenonews24.it/come-potenziare-le-difese-immunitarie/?fbclid=IwAR2wUOfl0E32P4Bw1Fj0A8z8a8IFoMAe333h1f1eTkUWLIy6eEGDKa63FZU

GASTRO PROTETTORI

sonia No Comments

Li chiamano protettori dello stomaco, ma dietro c’è un modo da scoprire e da tenere in considerazione. Vanno prescritti al reale bisogno perché usati per lunghissimi periodi di tempo come spesso accade in quanto raramente de prescritti, portano a delle conseguenze non di poco rilievo. Vediamo innanzitutto cosa ci dice l’AIFA, l’agenzia del farmaco

Nota 1:

Come indicato dall’AIFA gli inibitori di pompa protonica vanno prescritti:

in presenza di terapia cronica con FANS

in presenza di terapia anticoagulante ASA a basse dosi

solo se presenti condizioni di rischio:

  • storie pregresse di emorragie digestive o ulcera peptica non guarita con terapia eradicante
  • concomitante terapia con anticoagulanti e cortisonici
  • età avanzata

La gastro protezione da PPI con FANS o ASA a basse dosi secondo l’AIFA va prescritta solo se esistono le condizioni sopra elencate. se non vi sono queste condizioni con i bassi dosaggi della cardioaspirina (100 mg) non vanno prescritti. Per intenderci l’aspirina, quella classica che usiamo per l’influenza contiene 300 mg di ASA (acido acetil salicilico) e se dobbiamo fare un trattamento prolungato con questo dosaggio occorre farsi consigliare dal proprio medico per valutare la protezione dello stomaco

Nota 48:

Utilizzo di PPI per 4-6 settimane in caso di:

  • ulcera peptica sia in presenza che in assenza di Helicobacter Pylori
  • Malattia da reflusso gastro esofageo con o senza Helicobacter Pylori
  • malattia da reflusso gastroesofageo con o senza esofagite

PPI per 12 mesi poi da rivalutare in caso di:

  • ulcera peptica ed MRGE recidivanti con o senza H. Pylori
  • malattia da reflusso gastroesofageo recidivante con o senza esofagite
  • sindrome di Zollinger-Ellison

QUANDO NON VA USATO?

  • Il termine “gastroprotettori” induce la persona a credere che sia un farmaco pressochè innocuo, tant’è che spesso sono usati nella dispepsia, cioè quando si hanno dei fenomeni di mal digestione. Questo utilizzo non è corretto
  • se una persona assume la cardioaspirna che contiene 100 mg di acido acetil salicilico (ASA) perché ha una manifestazione aterosclerotica e non ha le condizioni sopra elencate dall’AIFA che ne giustifichino l’utilizzo, il PPI non andrebbe prescritto. Rimane comunque la discrezionalità del medico o del cardiologo, ovviamente.

QUALI SONO I RISCHI NEL SEGUIRE UNA TERAPIA A LUNGO TERMINE CON PPI “gastroprotettori”

  • Trovando un ambiente con una alterazione del ph (acidità) c’è il rischio che i batteri dal colon proliferino salendo al tenue provocando gonfiori e fermentazioni intestinali. Inoltre vi è aumentato rischio per traslocazione batterica di infezioni intestinali da Salmonella e Campylobacter importante causa di morbilità e di mortalità.
  • rischio aumentato di fratture per diminuzione della disponibilita di calcio e per aumento dell’ormone paratiroideo, ormone che rilascia dalle ossa calcio allo scopo di alzare al calcemia
  • aumentata incidenza di Alzheimer per l’aumento di produzione di proteina beta amiloide

QUALI SONO LE CARENZE NUTRIZIONALI CHE SI POSSONO AVERE IN CASO DI TERAPIA PROLUNGATA CON GLI INIBITORI DI POMPA PROTONICA “gastroprotettori”?

Il nutrizionista di fronte a una persona che fa terapia con inibitori di pompa protonica soprattutto se in atto da qualche anno, deve accertarsi che non ci siano queste carenze nutrizionali:

  • viamina B12

La carenza di vitamina B12 è molto frequente in questi pazienti. L’acidità e quindi la produzione di acido cloridrico, libera la vitamina B12 dalle proteine degli alimenti ingeriti. Una volta liberata la vitamina B12 viene legata al fattore intrinseco di Castle (che viene prodotto dalle cellule parietali della mucosa del fondo e del corpo dello stomaco) e trasportata lungo l’intestino tenue fino all’ileo dove viene assorbita. l’utilizzo di inibitori di pompa protonica PPI bloccando la produzione di acido cloridrico a livello dello stomaco, blocca tutto questo meccanismo impedendo inoltre l’assorbimento della vitamina B12. La carenza di questa vitamina porta ad anemia megaloblastica. Esistono integratori che hanno vitamina B12 e fattore intrinseco per chi ha subito chirurgia bariatrica o per chi deve fare trattamento con gli inibitori di pompa protonica

  • ACIDO FOLICO

L’assorbimento di acido folico viene compromesso dal fatto che cambia il ph lungo l’intestino. In questi soggetti andrebbe integrato 400 mcg al giorno di folato. Per l’integrazione scelta la forma di acido folico più bio disponibile in quanto spesso negli integratori è presente una forma che per chi ha una mutazione genica non verrà utilizzato. Tale mutazione genetica è molto frequente nella popolazione

  • FERRO

Per lo stesso motivo dell’acido folico anche l’assorbimento del ferro è inibito. Questo può comportare l’instaurarsi di anemie e ciò puo essere un problema soprattutto nelle donne in età fertile per il discorso delle predite legate anche al ciclo. La situazione peggiora ancor di più se la donna in questione ha anche infezione da H. Pylori che come sappiamo è avido di ferro

  • MAGNESIO

L’inibitore di pompa protonica può interferire con il trasporto attivo del magnesio e quindi con il suo assorbimento comportando possibili gravi conseguenze per ipomagnesemia. In effetti l’FDA raccomanda ai cardiopatici ad alto rischio che hanno bisogno di un trattamento prolungato con PPI di controllare in modo periodico la magensemia, questo perché la carenza potrebbe comportare la comparsa delle aritmie soprattutto se il farmaco si assume da oltre 5 anni.

CONCLUSIONI

E’ importante prescrivere questi farmaci preziosi se usati correttamente, al dosaggio più basso e per il periodo di tempo più breve possibile. Occorre rivalutare la terapia e de prescrivere se non ce n’è più bisogno
Fortemente raccomandata anche la rivalutazione periodica dei pazienti che li assumono cronicamente, per cogliere eventuali stati carenziali o effetti indesiderati da trattamento prolungato con PPI.

http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=33651

Covid-19

sonia No Comments

Il sars-cov-2 resiste su superfici inanimate come metallo, vetro o plastica per un massimo di 9 giorni, ma è inattivato ​​in modo efficiente mediante procedure di disinfezione delle superfici con etanolo al 62-71% e altri prodotti. Attualmente, l’emergere di un nuovo coronavirus umano, SARS-CoV-2, è diventato un problema di salute globale che causa gravi infezioni del tratto respiratorio nell’uomo. 

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VITAMINA D E IMMUNITA’

sonia No Comments

PROTEZIONE IMMUNITARIA A TUTTI I LIVELLI

Come già ho accennato nel video pubblicato sul sistema immunitario vi riporto un interessantissimo articolo del 2019 sulla vitamina D che suggerisce come possa svolgere un un importante ruolo nella prevenzione della polmonite interstiziale. Tale articolo è anche al momento spedito dall’ordine dei biologi a noi biologi.

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Lo sciroppo di glucosio–fruttosio negli snack e nelle bevande

sonia No Comments

Lo sciroppo di glucosio-fruttosio

facciamo attenzione agli snack e alle bevande soprattutto per i più piccini

Lo sciroppo di glucosio-fruttosio consiste in zuccheri diffusissimi nell’industria dolciaria non hanno nulla di naturale a dispetto del loro nome (glucosio o fruttosio) e derivano dalla modificazione industriale di zuccheri complessi di riso o di mais https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27768909.  Se vediamo la dicitura sciroppo di glucosio in realtà stiamo parlando di un mix di zuccheri glucosio e fruttosio in proporzioni variabili. Tanto più è elevata la presenza di fruttosio e tanto più è elevata la solubilità in acqua ed il potere edulcorante cioè di dolcezza. Il fruttosio sviluppa il massimo potere edulcorante in presenza di forte acidità e a basse temperature, infatti nelle bibite gassate come ad esempio la coca cola sono presenti acidi inorganici proprio per aumentarne l’acidità. Quindi, di fatto questo sciroppo è molto utilizzato oltre che negli snack, anche nelle bevande analcoliche e nelle bevande gassate che spesso diamo proprio ai bambini.

Inoltre ci sono studi che avrebbero delle basi per indicare che l’eccesso di zucchero sarebbe implicato nel deficit cognitivo e nell’iperattività dei bambini.

Gli zuccheri in questione vengono assorbiti molto rapidamente passando nel circolo ematico e nel fegato vengono trasformati in trigliceridi (grasso). E’ bene limitarne il consumo di sciroppo di glucosio-fruttosio soprattutto per i più piccini perché ci sono evidenze scientifiche che ci dicono che questi zuccheri oltre all’aumento della massa grassa, modificano il metabolismo tanto da aumentare il rischio di patologie come steatosi epatiche (fegato grasso), diabete, cardiopatie e tumori.

Vogliamo davvero tutto questo?

Abbiate a cuore la salute dei vostri figli. La salute inizia con l’alimentazione e inizia da piccoli, di questo noi adulti ne abbiamo la responsabilità.

Dottoressa Sonia Trebaldi

Biologa Nutrizionista Dietista Master di II livello in nutrizione nutraceutica e dietetica applicata