I soggetti affetti da diabete nel mondo sono circa 370 milioni. In Italia più di 2 milioni di persone ne sono affette. La cosa grave è che di questi 2 milioni di individui circa 1 milione di essi hanno una età media tra 40-59 anni.

CHE TIPO DI DIABETE SOFFRE LA MAGGIOR PARTE DELLE PERSONE?

Il 90% delle persone affette da diabete, ha diabete tipo 2. Quella del diabete è una pandemia silente e inascoltata soprattutto agli esordi. Questo è grave se pensiamo che un giovane di circa 30 con i campanellini di allarme inascoltati svilupperà diabete intorno ai 40 anni. Infatti, il diabete tipo 2 non dall’oggi al domani ma si passa attraverso una fase che può durare anche 10 anni in cui si assiste ad una alterazione del metabolismo e quindi a vari segnali di anticipazione del diabete come.

QUANTO TEMPO DAL PREDIABETE A DIABETE?


Il diabete tipo 2 non arriva dall’oggi al domani ma si passa attraverso una fase che può durare anche 10 anni in cui si assiste ad una alterazione del metabolismo e a vari segnali di anticipazione del diabete come per esempio:

Alterata secrezione insulinica

Insulino resistenza (prediabete)

Iperglicemia

Dislipidemia

Sovrappeso soprattutto come obesità addominale

Ecc…

COME SI EVOLVE IL DIABETE TIPO 2?

Per molto tempo si assiste a una situazione di prediabete (glicemia a digiuno tra 110 e 125) in cui c’è una
incapacità delle cellule dei tessuti di ascoltare il segnale insulinemico (resistenza insulinica), a una fase in cui
si instaurerà una inadeguatezza nella produzione insulinica ed infine si manifesterà il diabete (glicemia a
digiuno sopra a 125). Prima che si instauri il diabete quindi, c’è una finestra temporale di prediabete in cui è
possibile ritornare indietro cioè alla tolleranza glucidica. Risulta comprensibile che quando nelle analisi
compare l’asterisco affianco della glicemia > 110 mg/dl è ovvio che siamo in allarme arancione, questo lo
sappiamo leggere tutti. Ma se anziché essere 110 fosse 98 per me non cambierebbe nulla anzi, considero
zona arancione la soglia di 95 mg/dl perché è importante ragionare in termini di prevenzione. Sempre in
un’ottica di prevenzione il pre diabete di solito si accompagna a colesterolo alto, a trigliceridi alti
e all’acido urico alto che quindi andranno valutati. Da non trascurare neanche la circonferenza addominale
che se superiore a 94 cm nell’uomo e 80 cm nella donna si è soggetti ad un aumentato rischio di patologie
metaboliche tra cui il diabete.

COME TRATTO IL PREDIABETE?

E’ possibile tonare indietro dal prediabete e ristabilire la tolleranza glucidica attraverso la dieta mediterranea oppure attraverso la dieta chetogenica ipocalorica e iperlipidica e bassissimo apporto di carboidrati (vedi info sulla dieta chetogenica cliccando in questo link dieta-chetogenica-miti-da-sfatare). Questi sono i metodi che personalmente utilizzo maggiormente. La dieta mediterranea va adattata nel contenuto di carboidrati, nella scelta e nel timing di assunzione degli alimenti durante i pasti come anche la dieta chetogenica. Quest’ultima si è rivelata molto utile anche nel diabete di nuova diagnosi. E’ possibile associare il digiuno intermittente. Esistono vari tipi di digiuno intermittenti che vanno scelti in base a vari fattori come l’entità della perdita di peso che si deve avere, lo stile di vita della persona (orari di lavoro, sport…), valori nelle analisi…

QUALE DIETA E’ PIU’ ADATTA NEL PREDIABETE?

Entrambe le diete si sono dimostrate efficace sia nel pre diabete nel ristabilire i valori di glicemia a digiuno e di emoglobina glicata.
Il tipo di dieta comunque va deciso in base al paziente, al suo stile di vita e in base alle analisi perché per
esempio, non sempre è possibile applicare una dieta chetogenica. Qualunque approccio si vada ad applicare
deve avere un basso apporto di carboidrati. Inoltre in base alla situazione del paziente verrà valutata la scelta
degli alimenti e le integrazioni opportune da fare.

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