PROSPETTIVA CONCRETA DI UN APPROCCIO INTEGRATO SECONDO IL MODELLO BIO PSICO SOCIALE

Oggi stiamo affrontando una vera crisi nutrizionale. La dieta occidentale ad alto contenuto di grassi saturi, zuccheri ed energia ma priva di nutrienti e sostanze bioattive, è associata a deficit cognitivo e disturbi neuro psichiatrici come la demenza. In tutto il mondo le malattie psichiatriche stanno aumentando fortemente. E’ oramai appurato che tali patologie hanno una base multifattoriale, quindi sono responsabili più fattori:

  • Genetica
  • Infiammazione
  • Squilibrio dei neurotrasmettitori
  • Stile di vita

In questa ottica l’approccio psico-socio-nutrizionale secondo il metodo bio psico sociale è sicuramente il modo migliore per trattare i disturbi neuropsichiatrici poiché essendo delle patologie multifattoriali non possono essere trattati solamente dal punto di vista psicoterapico o solo farmacologico ma anche dal punto di vista nutrizionale e di life styling. Il coaching nutrizionale è uno strumento non farmacologico, economico oltre ad essere promettente per la prevenzione e il trattamento dei disturbi neuropsichiatrici. In uno studio pubblicato nel The American Journal of Psychiatry è emerso che la consulenza nutrizionale è efficace quanto la psicoterapia. Nello studio si è visto che il supporto nutrizionale è risultato efficace nel ridurre del 50-60% i sintomi depressivi e nel migliorare la qualità di vita dei pazienti con sintomi depressivi subclinici.   La dieta occidentale ricca di grassi saturi e/o di zuccheri porta ad un aumento dello stress ossidativo. Ciò la carenza di vitamina C che essendo un antiossidante verrà consumata per tamponare lo stress ossidativo.  Lo stress ossidativo causa un’alterazione del fattore di crescita BDNF (fattore neurotrofico derivante dal cervello); il BDNF è una proteina coinvolta nella sopravvivenza e nel differenziamento neuronale, nella plasticità sinaptica, nella formazione delle sinapsi e nella neurogenesi del cervello adulto. La carenza di vitamina C porta anche alla alterata produzione dei neurotrasmettitori neuroamminergici Tutte queste alterazioni si sono riscontrate nella regione della corteccia frontale e dell’ippocampo delle cavie a studio interessando le funzioni cognitive, mnemoniche e dello spazio a testimoniare l’associazione fra la dieta occidentale e Alzheimer

In cervello fa affidamento su vitamine, minerali, amminoacidi e grassi forniti attraverso la dieta. Il nostro stile di vita e la spinta commerciale dei mass media ci porta ad assumere cibi ad alta densità calorica, ma nutrizionalmente vuoti. Di conseguenza siamo sovralimentati ma denutriti. In particolare siamo carenti di tutti quegli elementi che regolano le funzioni cognitive come detto  la vitamina C, le vitamine del gruppo B, l’acido folico, il magnesio e lo zinco. A tutto questo scenario si somma il basso apporto di fibra da verdura e frutta predisponendo l’intestino alla permeabilità. In questa condizione l’intestino fa passare molecole che non dovrebbero passare apportando infiammazione ai tessuti e al cervello. Tra le molecole in questione vi sono le citochine molecole derivanti dall’infiammazione e coinvolte nella fisiopatologia dei disturbi neuropsichiatrici come la depressione e l’ansia.

L’intestino permeabile è causato oltre che da una dieta occidentalizzata ricca di grassi saturi e di zuccheri anche dalla sovraesposizione di glutine sia in soggetti celiaci che non celiaci. La gliadina del glutine costantemente a contatto con gli enterociti porta a una sovra espressione della zonulina, proteina che legandosi ai specifici recettori causa l’apertura delle giunzioni serrate permettendo il passaggio di allergeni, batteri e e molecole infiammatorie dall’intestino al sangue causando infiammazione. 

Oggi non è più pensabile trattare i disturbi neuropsichiatrici su un solo fronte ma sta sempre più avanzando un modello di trattamento integrato psicoterapico, farmacologico, nutrizionale e di stile di vita. Per quest’ultimo aspetto è importante insegnare tecniche di gestione dello stress in quanto stress vuol dire cortisolo alto e cortisolo alto per anni risulta essere dannoso per il cervello. Studi infatti ci dicono che il cortisolo cronicamente alto porta a una riduzione dell’ippocampo, sede del cervello implicato nella memoria e nell’apprendimento.

Riassumendo i punti principali di quanto detto si dovrebbe valutare di trattare i disturbi neuropsichiatrici prendendo in considerazione tutti questi aspetti:

  • psicoterapico
  • faramcologico
  • nutrizionale con eventuale integrazione
  • miglioramento dello stile di vita
  • insegnamento delle tecniche di gestione dello stress

Dott.ssa Sonia Trebaldi

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29655945
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4083759/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30223263
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16635908

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