UNA VISIONE D’INSIEME SECONDO LA MEDICINA E LA NUTRIZIONE FUNZIONALE

La medicina e la nutrizione funzionale a differenza della medicina convenzionale si preoccupa di indagare sulla causa di una patologia andando alla radice più che alleviare i sintomi che è invece l’obiettivo della medicina tradizionale che con l’uso di farmaci agisce sul sintomo. La medicina funzionale non si mette in conflitto con la tradizionale ma possono agire in sinergia per una ottimizzazione dello stato di benessere del paziente a 360°

Valori ideali di pressione arteriosa sono sotto 120 mm/Hg di sistolica e 80 mm/Hg di diastolica. Tra 120-129 mm/Hg di sistolica e 80-84 mm/Hg di diastolica sono valori ancora normali, valori tra 130-139 mm/Hg e 85-89mm/Hg vanno tenuti d’occhio perché facilmente potrebbero salire oltre i 140 mm/Hg. Se ho valori sotto a 140 mm/Hg è importante la modifica degli stili di vita. L’ipertensione arteriosa va trattata secondo le linee guida quando i valori sono maggiori di 140 mm/Hg la si sistolica e 90 mm/Hg la diastolica per ridurre il rischio di eventi cardiovascolari. E’ una patologia diffusissima che aumenta il rischio di eventi cardiovascolari come infarti, stroke emorragico, stroke ischemico ed il più importante fattore di rischio cardiovascolare globale associato all’età, sesso, fumo colesterolo e diabete.

Quando ho una persona che viene da me magra anche a livello di circonferenza vita e riferisce di avere la pressione alta o medio alta, con molta probabilità avrà un sistema nervoso simpatico autonomo in ipertono (è quel sistema nervoso che produce sostanze eccitatorie come le catecolammine) . In questo tipo di paziente andrò a confermare che ci sia un eccesso di insulina. Quest’ultima è un ormone che passa la barriera emato-encefalica andando direttamente sui nuclei del tronco encefalico del sistema nervoso simpatico facendo produrre le sostanze eccitatorie, le catecolammine. Queste vanno in circolo a legarsi ai recettori adrenergici a livello muscolare, provocando vasocostrizione con aumento della pressione arteriosa e liberazione di acidi grassi in circolo. L’insulina a sua volta in questa situazione non riesce ad agire a livello muscolare instaurando una insulino resistenza e iperinsulinemia. Inoltre a livello epatico le catecolammine causano liberazione di glucosio portando ad una ulteriore produzione di insulina. Questo scenario causa:

  • aggravamento della stessa iper insulinemia
  • aggravamento della insulino resistenza
  • iper glicemia poiche il glucosio non riesce ad entrare nelle cellule. Alla lunga si potrebbe manifestare a diabete.

L’iperinsulinemia contribuisce all’ipertensione arteriosa in quanto l’insulina essnedo un ormone anabolizzante e un mitogeno, a livello della muscolatura liscia dei vasi provoca un ispessimento del calibro ed il lume e cosi facendo aumenta le resistenze periferiche.

NEL PAZIENTE MAGRO APPARENTEMENTE IN FORMA MA CON IPERTENSIONE CHE NON ASSUME FARMACI ANTIPERTENSIVI andrò a:

  1. bilanciare i pasti a livello glicemico per fare in modo di controllare la risposta glicemica ed insulinemica
  2. riduzione del sodio fino ad arrivare a 5 gr. di sale
  3. sedare il sistema nervoso simpatico (che essendo in ipertono produce già da sè un eccesso di catecolammine eccitatorie). Personalmente consiglio a questo scopo: la psicologa e psicoterapeuta esperta in tecniche di rilassamento, esercizi di respirazione e training autogeno per il controllo della respirazione ed eventualmente di stati di ansia. Sarà il professionista che deciderà insieme al paziente quale delle tecniche insegnare per rallentare l’ipertono simpatico (con riduzione delle catecolammine eccitatorie) e aiutare così nel controllo della pressione; alimenti sedanti il sistema simpatico. Questi sono ad esempio: patate, carboidrati, pesto, latticini Il calcio contenuto nei latticini blocca l’enzima ACE il quale porta al riassorbimento di sodio e di acqua a livello renale. Ovviamente andrò a ridurre le sostanze che stimolano la produzione di catecolammine come tè, caffè, pesce in quanto lo iodio è un eccitante. Aiuta a normalizzare la pressione arteriosa anche l’aumento di potassio, magnesio e calcio sia come alimenti che con integrazione. Il potassio entrerà nella cellula e il sodio uscirà e porterà con se sé anche acqua abbassando di fatto la pressione arteriosa. Il magnesio è un decontratturante e aiuta a rilassare. Il calcio come abbiamo già detto inibisce l’enzima ACE a livello renale riducendo la pressione arteriosa.

PAZIENTE MAGRO APPEARENTEMENTE IN FORMA CON IPERTENSIONE MA CHE ASSUME FARMACI ANTIPERTENSIVI

In questo caso in presenza di farmaci che agiscono a livello renale sul sistema renina-angiotensina-aldosterone occorre stare attenti al livello di potassio nel sangue perché questi farmaci favoriscono l’eliminazione di sodio e di acqua con l’obiettivo di abbassare la pressione ma fanno trattenere potassio. Per questo motivo dovrò stare attenta a non eccedere in potassio. Per il resto riamane valido l’approccio menzionato sopra.

PAZIENTE EVIDENTEMENTE IN SOVRAPPESO O OBESO

in questo tipo di soggetto mi aspetto oltre a un ipertono del sistema nervoso simpatico con aumento delle catecolammine eccitatorie anche un interessamento del surrene e quindi una ipercortisolemia. Qui è importante non iper stimolare il surrene con troppa carne rossa, insaccati e formaggi stagionati. E’ importante la stimolazione del fegato di detossificazione ormonale per esempio facendo uso anche anche di soffritti di verdura.

In ogni caso resta importante l’utilizzo della dieta mediterranea con i dovuti aggiustamenti in caso di uso di farmaci o di diuretici risparmiatori o no di potassio. Infatti se il paziente prende diuretici per ridurre la pressione arteriosa occorre sapere se questi siano risparmiatori o eliminatori di potassio. Per i primi non è indicato esagerare con l’assunzione di potassio, mentre per i secondi potremmo consigliare e pianificare alimenti che ne sono ricchi. Un esempio di diuretico eliminatore di potassio è il furosemide il cosiddetto Lasix E’ sempre importante collaborare con il medico in ogni situazione. Anche nel caso in cui il paziente obeso o sovrappeso può clinicamente optare per una dieta chetogenica sara importante che il medico venga interpellato per valutare eventualmente la sospensione del diuretico. I chetoni prodotti dalla dieta chetogenica infatti portano via il potassio attraverso le urine amplificando l’azione di eliminazione del potassio già esplicata dal diuretico.

In tutti i casi chiedo al medico del paziente di poter valutare la vitamina D. Questa è benefica oltre che per le ossa (che è la minima parte della sua attività) per il cuore, per il sistema immunitario e regola l’espressione di oltre 200 geni. vi sono diversi studi scientifici che suggeriscono che essa regoli il mantenimento della pressione arteriosa agendo sulla inibizione della espressione genica della Renina, enzima coinvolto nella ipertensione. Se il paziente ne è carente sotto a 20 ng/ml, o comunque anche se avesse sufficienti livelli 30 ng/ml andrò a reintegrare in quanto a 30 seppur considerato un apporto sufficiente, verrà consumato tutto per il mantenimento delle ossa. per coprire anche le altre funzioni sara necessario arrivare almeno a 50 ng/ml

Il nutrizionista può fare molto in caso di ipertensione arteriosa collaborando anche con altri professionisti cardiologo, medico di famiglia, psicoterapeuta. La sua azione non si limita alla sola riduzione di sale che seppur importante è una minima parte di ciò che il nutrizionista può fare.

Spero di avervi dato degli spunti di riflessione

Al prossimo articolo

Dr.ssa Sonia Trebaldi

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